Il III Rapporto 2011 sul Mercato Immobiliare by Nomisma registra una flessione dei prezzi medi delle abitazioni.
Flessione che si può quantificare, se si prende come punto di partenza l’inizio della crisi, nella misura dell’8,6% (14% se si considera l’inflazione nel periodo) per le principali città italiane.
Il calo dei prezzi diventa però maggiormente evidente se si prende in considerazione l’ultimo semestre.
E’ fra l’altro diminuita la capacità di indebitamento da parte delle famiglie, a causa anche della contrazione del reddito, e ciò ha avuto come conseguenza un numero minore di compravendite immobiliari rispetto al passato anche recente.
La domanda è: quanto tempo dovrà passare ancora perché il mercato immobiliare torni a prezzi sostenibili? E quando le giovani coppie e i nuovi nuclei familiari potranno nuovamente accedere al mercato per acquistare casa?
Secondo Nomisma è difficile dare una risposta a questa domanda.
E’ un fatto per esempio che le pessimistiche previsioni dell’estate 2011 si sono puntualmente avverate e sono diventate inesorabili realtà, testimoniate dalla caduta del numero di compravendite a livello 1997.
Stando così le cose un possibile miglioramento della situazione potrebbe venire dalle dismissioni del patrimonio pubblico e (anche se può sembrare un paradosso) dal recupero forzoso da parte delle banche delle case i cui proprietari-mutuatari non riescono a far fronte al rimborso del credito ottenuto.
Altro elemento a favore di chi intende acquistare casa potrebbe essere il venir meno della rigidità da parte di costruttori che si trovano con uno stock di case invendute e orientati quindi a scendere a più miti consigli.
Da tener presente, suggerisce Nomisma, che «le 575.165 compravendite residenziali attese per fine anno rappresentano il livello più esiguo dal 1997, quando il livello di finanziarizzazione del mercato, misurato dalla diffusione dei mutui in rapporto al PIL, era decisamente più contenuto rispetto all’attuale (si è passati
dal 3% al 19,7%)».
Già, i mutui.
Il problema è, questa la conclusione del Rapporto, che se si vuole favorire la domanda non c’è altro mezzo se non quello del credito, che risulta quindi «elemento imprescindibile di supporto della domanda nella transizione verso un nuovo equilibrio».




