Case popolari, un'emergenza continua. C'erano una volta le case popolari. Anzi, per usare un'espressione desueta, c'era «l'edilizia pubblica». La Firenze di La Pira fu concepita e si sviluppò intorno al principio che la casa fosse un diritto. Dagli anni Ottanta, si è invertita la tendenza: il rapporto tra alloggi a basso costo e alloggi a prezzo di mercato si è assottigliato fino all'osso. A Firenze, per una popolazione di circa 350 mila abitanti, gli appartamenti che vanno ancora a tutti gli effetti sotto il titolo di “casa popolare”, sono circa 7.600, 12 mila in tutta la provincia, esclusa Empoli. Questa città infatti non fa parte di “Casa Spa”, il consorzio creato nel 2003 e controllato al 60% dal Comune di Firenze, al 5% da quello di Sesto Fiorentino e, via via a scendere fino allo 0,50% di Vaglia.
La creazione di Casa Spa è una delle molteplici soluzioni tentate per risolvere il problema della casa. Sparito quasi del tutto il patrimonio a disposizione del pubblico, la via percorsa è stata, e lo è ancora, quella della commistione col privato; a partire da Casa Spa, che ha sostituito le funzioni ricoperte un tempo dai singoli Comuni, i quali al consorzio hanno affidato interamente la gestione dell'edilizia popolare. Il consorzio, al di là di questo aspetto, è stato lo strumento per avviare quell'interazione tra pubblico e privato che portasse il primo a spendere meno e il secondo a guadagnare, nel lungo periodo, di più. Così, l'edilizia pubblica in Toscana, non solo a Firenze, è oggetto dal 2006 di un grande, ulteriore, stravolgimento. Tra il 2006 e il 2007 sono stati alienati, in tutta la Regione, 12 mila alloggi. A un prezzo medio di 31.600 euro.
Adesso, col piano di “social housing”, il cui bando a Firenze scade il 31 marzo, assieme a quello dell'alienazione di immobili prorogato al 31 dicembre 2010, il quadro si è chiarito ulteriormente: Comuni e Regione mirano ad una specie di riconversione del proprio parco immobiliare, anche con la commissione a privati di ristrutturazioni ed edificazioni ex novo. Un piano complessivo ambizioso che tiene conto di un investimento di 343 milioni di euro, fissato l'anno scorso dall'assessore regionale Eugenio Baronti e che, per il 31 dicembre 2009 avrebbe dovuto già far maturare 600 alloggi in più e 2.500 in altri due anni. Non si conoscono però ancora i dati dell'edilizia popolare relativi al 2009, Casa Spa non ha ancora pubblicato il bilancio annuale.
Ci si scontra così con il problema degli “alloggi sfitti”, non ufficialmente occupati. Qual è il destino della casa, a Firenze? La strada perseguita con convinzione dalle amministrazioni locali, e da Casa Spa, che si concretizza nel voler vendere per acquistare altro, non è nuova. E fu battuta su scala nazionale nel 1988, per volontà anche dell'ex sindaco di Firenze Luciano Bausi, sostenitore della legge Lusetti, che liberalizzò in un colpo solo il mercato dell'edilizia pubblica. Allora, si sosteneva che «centinaia di migliaia di persone avrebbero potuto riscattare gli alloggi alle condizioni di dieci anni prima». Si scoprì invece che, in mezzo a quei finti poveri che sicuramente si erano avvantaggiati nelle graduatorie tramite raccomandazioni o mentendo sui titoli, la stragrande maggioranza di quegli assegnatari non aveva soldi per comprarsi una casa, né in assoluto, né quella ad affitto “popolare”. Prima di allora, immobili di proprietà statale, o costruiti prima della guerra, o costruiti negli anni Cinquanta a costi risibili, erano stati messi a disposizione dei meno abbienti, ottenendo tre risultati: dare un alloggio a (quasi) tutti, livellare verso il basso i prezzi del mercato immobiliare, e, spesso, garantire un profitto agli enti intestatari degli immobili da reinvestire nelle proprie attività.
E questo valeva per ospedali, assicurazioni, scuole e così via. Fino a tutti gli anni Settanta, il 7% del mercato immobiliare, sia come nuovi investimenti, sia come rendita esistente, era costituito dall'edilizia pubblica. A Firenze si andava oltre: circa 10 inquilini su 100 avevano una casa popolare. Si sa, del resto, che intorno a questo genere di locazione, ruota la storia di interi quartieri, sia in centro (vedi San Frediano), sia soprattutto in periferia: Novoli, Firenze Nova, Le Piagge. Tutto questo fa parte del passato, e ora abbiamo visto quali sono le speranze e i progetti che toccano Firenze.
FONTE: http://corrierefiorentino.corriere.it
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